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martedì 15 marzo 2011

A cardedda, un piatto tipico Siciliano.

Quante volte ci si sente appesantiti, specialmente dopo le feste quando si è mangiato tanto e di tutto, nel più dei casi subito si pensa alla dieta a mangiare in bianco per alleggerirsi.
Ecco, a Grisì come in tante località siciliane ancora si si fa uso e beneficio delle antiche ricette.
La minestra di Cardedda.
Una semplicissima erba spontanea annuale (Gennaio-Marzo), dal gusto un po acerbo ma di benéfici effetti diuretici e digestivi.
Questa si raccoglie prelevando le punte più tenere e prima che germoglino i fiori.
 Vanno cucinati immergendoli in acqua bollente con aggiunta di sale, ad avvenuta cottura senza scolarne il cosiddetto brodo vi si aggiunge olio extra vergine di oliva.

Il piatto va consumato ancora caldo bevendone anche il brodo che aiuterà ad avere una diuresi benefica. 

lunedì 19 aprile 2010

Il Finocchetto selvatico del Monte Campana Grisì

A tavola questa volta con una contadina ricetta dove viene usato il finocchietto selvatico "u finocchio sarvaggiu".

 Alla genuinità della natura si unisce la semplicità di una ricetta contadina a volte definita povera ma ricca di vitamine come quelle contenute nelle lenticche e nel profumatissimo Finocchetto selvatico "ru Castiddazzu", ru Strasattu, ra Cammuca tutte contrade dell'agro di Grisì.
Marzo, Aprile, Maggio, questi i mesi migliori per trovare i teneri germogli sbucciati dai legni della scorsa stagione che nelle attese giornate di bello si vedono lanciarsi verso l' oramai cielo di colori primaverili, infatti questa pianta riesce a raggiungere anche altezze di quasi due metri.
Ai suoi piedi, nel ceppo, tra la fresca erbetta oramai cresciuta si possono tagliare i nuovi e teneri germogli di finocchetto selvatico che ripulito dai rametti piu esterni si presenta come lo si vede nelle foto riportate.
In questo periodo ogni capo famiglia rientrando dalla faticosa giornata di lavoro tra le vigne non si dispiace di chinarsi ancora una volta per raccogliere questo prodotto naturale (sicuramente incontaminato) che poi verrà usato per preparare almeno una pietanza che abbia come base appunto "u finocchiu sarvaggiu".
Svariate sono oramai le ricette che riportano questa pianta come ingrediente più o meno complicate, Buongiorno Grisì in questo post  cercando di risaltare la semplicita della umile e comune vita  di Grisì vi dascrive una semplice ricetta come segue:
Pochi gli ingredienti da usare e con dosi a discrezione di chi cucina:  Appena in ebollizione l'acqua nella pentola che si userà per la cottura della pasta, vi si buttano, tagliati a pezzetti i rametti più chiari e teneri accompagniati ovviamente anche da quelle che sono le foglie se cosi si possono chiamare visto la loro particolare forma.

Quando ritenuti cotti, ( alcuni bolliscono i finocchetti in un primo momento), non retsa che buttarvi la pasta; il consiglio è quello di usare uno spaghetto rotto a mano in pezzetti di circa 3/4 centimetri preferibilmente pasta di Grano duro di Sicilia .
Nel tempo che la pasta venga cotta si frullano le lenticche che prima erano state cucinate in modo da renderle come una pasta omgenea magari condite con delle carote lesse o anche dei borlotti se si vuole; il sale al palato! 
Non resta che attendere la cottura della pasta che dopo aver tolto una parte dell'oramai brodo, magari filtrandolo, così da recuperare il finocchetto selvatico vi si aggiungo le linticche frullate a piacere in modo da rendere ben colorito il piatto che va servito in tavola dopo aver aggiunto un buon flio d'olio di oliva exstravergine ovviamente proveniente dalle piante coltivate in territorio di Grisì. Ed ecco come si presenta agli occhi dei contadini un bel piatto colmo di Minestra con il finocchetto selvatico di Grisì. 
Non c'e' cosa più soddisfacente di aver mangiato almeno due piatti di questa pasta dopo una giornata di lavoro, in ufficio o in macchina o in ditta in campagna pesante o leggera che sia sapendo che i condimenti vengono da una terra come quella che si puo osservare ed apprezzare trovandosi a Grisì.

sabato 2 gennaio 2010

Il pranzo Biologico, tipico a Grisì per Capodanno.



Buongiorno Grisi,PUÒ non fare a meno di descrivere un pranzo all'insegna del tipico e biologico in questo caso del Capodanno, con i piatti che tradizionalmente si preparano. Chi non mangia bene per il Primo dell'Anno? Specialmente in Italia, Soprattutto in Sicilia.

A Grisi si rispetta ancora la locale tradizione culinaria, infatti, tutti in famiglia si adoperano per la buona riuscita del pranzo di Capodanno. Tanti sono i particolari e dettagli presi in considerazione à cominciare dall'ambiente in cui tutti i commensali prenderanno parte al pranzo, che viene scaldato di buon'ora, con il calore emanato dalla combustione di ceppi di vite vecchia di almeno un  venti anni  chiamati in dialetto locale "i zuccareddi",in una stufa o camino riaccesi per l'occasione, e al momento opportuno, la brace (u luci) servirà per grigliare o arrostire il secondo piatto.
Altro dettaglio importante la tovaglia con la quale si apparecchia la tavola, rigorosamente di colore rosso, ricamata a mano, magari dalla bisnonna, facente parte della dote che si ricevette all'epoca del matrimonio, ricami che si riferiscono al periodo storico in cui sono stati eseguiti, Di immenso valore specialmente affettivo, quindi, utilizzata solo nelle grandi occasioni, come questa.
Gli antipasti vengono preparati con il massimo della cura e delle attenzioni utilizzando

principalmente prodotti tipici provenienti sia dalla privata campagna appena raccolti se di stagione, che sotto forma di conservazione. Il tutto facendo riferimento alle ricette tramandate in generazione in generazione.
Nella foto Un'immagine di Filetti di Melenzane (Milinciani signorine) Rigorosamente coltivate nella terra di famiglia e conservate sotto aceto, con aceto prodotto in casa da vino di uve Catarratto, condite con olio extravergine di oliva e peperoncino a pezzi (Pipareddu).

ecco (L'Alivi nivuri à passuluna) Le olive nere "di grandi dimensioni" (Minni ri Vacca), preparate appena mature e dopo stese ad asciugarsi al sole di ottobre che a Grisi sà essere abbastanza caldo, e poi salate e messe sotto olio extra vergine per poi finire in queste tavole.
Non possono mancare le bruschette di pane, prodotte nel vecchio forno della casa di campagna, condite con gli ultimi pomodorini Raccolti Nelle rimanenti piante (n'cannate) Aggrappate ai tutori di canna che le sostengono in alto fino al tardo dicembre, accompagnate dai formaggi ................

lunedì 21 dicembre 2009

Dolce tipico Siciliano Grisì.I Cucciddata.

I Cucciddata
Ecco i tipici dolci Siciliani ripieni di impasto di Fichi essiccati al sole d'agosto a Grisì "in dialetto Chiappari o chiappi ri ficu" con Mandorla locale tostata, Zuccata prodotta de zucchine candite "in dialetto Cucuzzata", Cioccolato fondente a scaglie.
L'usanza a  Grisì è quella di preparare questo dolce nell'immediata vicinanza del Natale che servirà per il consumo e per allietare le tavole bandite a festa delle festività natalizie e di fine Anno.



Buongiorno-Grisì Ha voluto in questo post dare una breve descrizione sul procedimento adottato per la preparazione di questo Tipico Dolce Siciliano, riportando le foto dei vari passaggi effettuati per la preparazione.Come si può ben vedere oltre all'antica ricetta vengono utilizzati gli originali strumenti che un tempo erano di uso quotidiano: infatti possiamo vedere che il piano di  lavorazione viene realizzato con l'ausilio di due sedie  che fanno da sostegno ad una larga tavola in legno opportunamente lisciata e sagomata, in dialetto chiamata "u Scanaturi"; si utilizzano le sedute delle sedie come appoggio dell'"u Scanaturi", in quanto posizionano il piano di lavoro ad un livello più basso rispetto a quello di un tavolo. Ciò permette alla massaia, di eseguire con una forza maggiore, le operazioni di impasto sincronizzando in maniera naturale braccia mani e corpo. In un secondo tempo, tra l'altro le sedie saranno utilizzate per sedercisi e fare materialmente I Cucciddata.
 


Mentre viene preparato l'impasto con la farina, in cucina ci si appresta alla preparazione del ripieno che come anticipato sarà di Fichi appassiti al sole triturati con l'aggiunta della Zuccata "a Cucuzzata", nel frattempo le mandorle si sono tostate al forno ed ancora profumanti si frantumano e uniscono all'impasto.

Viene tutto ben amalgamato e dopo aver aggiunto le scaglie di cioccolato fondente ed assaggiato l'eccezzionale preparato, le massaie si preparano a sedersi con "u Scanaturi" sopra le ginocchia  dando inizio alla stesura della pasta che poi aggiunto il ripieno viene richiusa dando vita ai Cucciddata.




Dopo averli sfornati dal forno scaldato dal fuoco della legna recuperata da ceppi di vite locale,




viene preparata la glassa con zucchero al velo, albume d'uovo,  una strizzata di limoni di Sicilia e la si spalma sul Cucciddatu. Il suo compito oltre che di rendere ancora più gustoso u Cucciddatu sarà quella di preservarlo nella sua durata dal punto di vista della fragranza.

Servirà inoltre anche da collante per l'ultimo tocco di dolcezza che è la scaglietta di cioccolato.
Il resto lo si  lascia immagginare al lettore.

sabato 7 novembre 2009

Coniglio alla Cacciatora

Il coniglio selvatico in questo periodo di caccia aperta, specialmente per chi appassionato di caccia,è sempre a portata di mano; male che vada può sempre andarne bene anche uno acquistato nel banco del macellaio di fiducia.
questa una ricetta di solito preparata dalle nostre massaie in tempi antichi.
Quindi: un coniglio selvatico (ru furnazzu) 3-4 cipolle,-due carote-due gambi di sedano,5-6 pelati,olio extra vergine d'oliva (possibilmente proveniente da olive della c/da strasatto, proprietà Paolino D'Amico),sale,pepe,un bicchiere di vino rosso 14°alcol(ottimo quello proveniente dalla c/da lavatore).

PREPARAZIONE: Tagliare il coniglio a pezzi e farlo rosolare in una pentola a fondo spesso preriscaldata, unire il vino rosso "un bicchiere", di seguito la cipolle,i pelati,il sedano,e le carote ovviamente tagliati a pezzettini,aggiungere il sale e pepe a piacimento.
Lasciare cuocere per circa un'ora.
Servire ancora caldo e acconpagnare con lo stesso vino usato per la cottura.