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mercoledì 9 dicembre 2009

I comuni e i rischi idrogeologici: un comune su quattro non fa nulla per prevenire i danni

Sono ancora troppe le amministrazioni comunali italiane che tardano a svolgere un'efficace ed adeguata politica di prevenzione, informazione e pianificazione d'emergenza, poche quelle che svolgono un lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico, e oltre un comune su quattro non fa praticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane........

sabato 28 novembre 2009

40 ANNI DI TERREMOTO DEL BELICE."E PER GRISI' CHI PARLA?"

La Sicilia immobile e con lei Monreale; mentre il mondo si evolve. Mentre ovunque alle tragedie segue una ricostruzione, a volte immediata come in Friuli, a volta lenta ma risolutiva, in Sicilia la pochezza della casta politica siciliana riesce a tenere vergognosamente aperte le ferite anche per secoli …

Si ha notizia che i sindaci dei comuni di Roccamena, Camporeale, Bisacquino, Campofiorito, Montevago, Menfi, Santa Margherita del Belice, la mattina del 26,11,2009  hanno incontrato a Montecitorio il presidente della commissione parlamentare lavori pubblici e territorio Angelo Alessandri (Lega Nord), al quale hanno consegnato il disegno di legge per definire la ricostruzione dei comuni della Valle del Belice, che hanno subito danni a seguito del terremoto del 1968.
Secondo il documento consegnato al presidente Alessandri sarebbero necessari 600.000.000,00 di euro per la ricostruzione di unità abitative private e per la realizzazione delle opere pubbliche.
Sappiamo se in quella somma sono state calcolate quelle necessarie per Grisì?
Perche il comune di Monreale deserta quasi sempre questi incontri?!! rimane un mistero, visto che nei quotidiani locali non se ne parla.

FONTE:Terremoto del Belice. E’ una vergogna, dopo 40 anni si parla ancora di ricostruzione

sabato 7 novembre 2009

Il “Punteruolo rosso della Palma”


La piazzetta San Nicola, qui vediamo una delle due palme che sono state impiantate in occasione della realizzazione della stessa, sono le uniche palme con queste dimensioni di proprietà comunali; altre esistono ma di proprietà di privati.


Belle no!? danno sempre un effetto d’impatto ornamentale non indifferente.

Ma siamo sicuri che non siano malate? siamo sicuri se non sono state attaccate dal parassita per eccellenza che in poco tempo le compromette a livello salutare in maniera irreversibile?

Probabilmente a ognuno di noi è capitato di aver sentito dire del punteruolo rosso, di aver visto in altre città secolari palme, che anno dominato da sempre quel contesto paesaggistico, completamente stroncate con l’apparato fogliare secco ed afflosciato.

Ma come si fa a riconoscerne il sintomo dell’inefestazione? I sintomi riscontrati su Phoenix canariensis , talvolta di notevole interesse storico, inizialmente sono a carico delle foglie apicali: vista in lontananza la palma mostra asimmetrie della cima o soltanto erosioni del margine fogliare . Successivamente l’intera cima si piega, afflosciandosi su se stessa e la pianta sembra a distanza come capitozzata. Da vicino la cima appare fortemente danneggiata e in avanzato stato di marcescenza. In seguito all’avanzare dell’attività di nutrizione delle larve, l’intera chioma apparirà con tutte le foglie ripiegate verso il basso. Le palme in questo stadio d’infestazione sono già irrimediabilmente compromesse. A terra si possono rinvenire foglie con la base interessata da gallerie e rosure, provocate dalle larve del punteruolo nonché bozzoli, della lunghezza di 4-5 cm e dall’aspetto di piccole noci di cocco, e infine adulti.

Diverse azioni sono state intraprese per far fronte a questo problema e stato perfino dato lo stato d’emergenza .

Morale della favola è: sono stati adottati provvedimenti preventivi per evitare lo spiacevole episodio di vedere sparire le due uniche palme della piazzetta San Nicola di Grisì?


Alcune informazioni sono state prese come base di spunto da: Assessorato Agricoltura e Foresta Regione Sicilia.

sabato 10 ottobre 2009

Buongiorno-grisì ha fatto un giro tra le vigne nella campagna

La violenta grandinata del mese scorso sulle colline intorno all’abitato e nelle contrade, ha lasciato delle ferite che non solo hanno pregiudicato la produzione della vite nella fascia che da Grisì sale a Camporeale, Sancipirello, ma che ha lasciato in coloro che con passione e con sacrificio la coltivano, grande amarezza, e disagio psicologico. Nel giro in paese alcuni viticoltori tutti laboriosamente impegnati agli ultimi scorci della vendemmia che con l’umidità ed il caldo di questi giorni hanno un gran da fare. Parlato con loro con una franca chiacchierata "Qualche volta giova parlare un poco con qualcuno delle proprie pene per alleggerire un peso", regna un’amarezza che si avverte e che alberga fastidiosamente e senza dar tregua dentro l’anima.
Solitamente piace camminare, ammirare l’ampio panorama sulla vallata di Contrada Strasatto ed ammirare l’opera dell’uomo: la vigna ben curata e rigogliosa che corre sui colli e che promette del buon vino rosso e bianco da gustare perché no in compagnia.

Lo stato d’animo durante queste camminate è quello di una persona che gode delle bellezze della natura e del piacere di fare del sano moto all’aria aperta. Sabato non è stato così. Il mio stato d’animo era influenzato da quello che vedevo e sentivo. Dalla desolazione di una natura ferita, ma anche (più forte e frustrante) dall’assistere senza poter fare granché al tenace lavoro di brava gente che, con sacrificio e passione, da generazioni coltiva la vite sulle colline che abbelliscono il paesaggio. Non è certo piacevole vendemmiare in una vigna dove la maggior parte dei grappoli è stata martoriata dalla grandine. Grappoli colpiti brutalmente dalla tempesta mentre erano nell’ultima fase di maturazione con un delicato e cristallino color biondo e che ormai sotto l’azione sferzante e distruttiva del ghiaccio sono di un brutto color marrone marcio, quasi neri.
Fortuna che come si dice da queste parti “a terra avi u sucu” che in qualche modo preserverà le caratteristiche di buoni vini.