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domenica 15 maggio 2011

Le Mammelle, un antico dolce Siciliano.

Un antico dolce tipico locale che a Grisì veniva preparato nelle giornate di festa specialmente quelle fatte in campagna in occasione della Pasquetta o del I° Maggio o 25 di Aprile.
Oggi forse non se ne conosce Più l'esitenza; non lo si fa più!!
Buongiorno Grisì qui vuole darne memoria all'insegna di una cucina tipica locale del tutto genuina; caratteristica che tutti gli ingredienti hanno!!
Infatti questi, appunto quelli di sempre: uova, zucchero, latte, lievito e farina sapientemente preparati formano la pasta che  infornata,( magari nel forno di quelle stufe a legna di una volta), sanno far lievitare questo eccezionale dolce tipico siciliano. Perché no!? "biologico" se accuratamente prepararti con ingredienti provenienti da agricoltura biologica come lo era fare dalle antiche massaie.   

Quando sfornate dopo avere atteso che si siano raffreddate non rimane altro che tagliare le forme con un coltello e spalmare uno strato di ottima crema di latte a l'aroma di cannella o vaniglia e limone di Sicilia,
con scagliette di cioccolato fondente
La crema ovviamente va spalmata ancora calda poi vi si sbriciola il cioccolato proprio sul dolce pria di richiuderlo in modo tale che si fonda ma non si sciolga totalmente.
Nella parte superiore va spruzzato un po di vino dolce ad esempio "il passito" tipo quello che veniva preparato dalle nostre parti con dell'uva passa di catarratto locale.

Quando tutte le mammelle sono state ripiene e riposte sul vassoio va data una semplice spruzzata di zucchero a velo. Nient'altro per rendere la già squisita mammella di Sicilia.

Le mammelle sono servite!!!




martedì 15 marzo 2011

A cardedda, un piatto tipico Siciliano.

Quante volte ci si sente appesantiti, specialmente dopo le feste quando si è mangiato tanto e di tutto, nel più dei casi subito si pensa alla dieta a mangiare in bianco per alleggerirsi.
Ecco, a Grisì come in tante località siciliane ancora si si fa uso e beneficio delle antiche ricette.
La minestra di Cardedda.
Una semplicissima erba spontanea annuale (Gennaio-Marzo), dal gusto un po acerbo ma di benéfici effetti diuretici e digestivi.
Questa si raccoglie prelevando le punte più tenere e prima che germoglino i fiori.
 Vanno cucinati immergendoli in acqua bollente con aggiunta di sale, ad avvenuta cottura senza scolarne il cosiddetto brodo vi si aggiunge olio extra vergine di oliva.

Il piatto va consumato ancora caldo bevendone anche il brodo che aiuterà ad avere una diuresi benefica. 

domenica 2 gennaio 2011

Grisì. Per la vigilia di Natale la cena è solo tipica locale!!








24 DICEMBRE.

Sono le ore 18,00 del pomeriggio e quando a Grisì l’aria di vigilia natalizia comincia a materializzarsi; la massaia è già pronta  con il suo grembiule dal tono decisamente siciliano si cimenta elle prime operazioni di cotture per la preparazione delle pietanze tipiche locali che bandiranno la tavola dove i commensali prenderanno posto.

Fuori, l’aria è fredda!!
Le vie del paese sono quasi deserte ma illuminate a festa dalle luci natalizie che ogni famiglia ha voluto appendere nel proprio uscio.
La cucina è piena di vapore e di un forte profumo di verdure lessate esse sono le protagoniste principali della cena “ i carduna “ e “i vrocculi”(i cardi e i broccoli) appena scolate vengono poste in una pirofila a raffreddare.

Nel frattempo la massaia è già intenta nella preparazione dell’altra pietanza che mai manca in questa ricorrenza “ u baccalaru, o u pisci a mmoddu” ( il baccalà), questo un pesce, che è stato messo in acqua almeno il giorno prima per fargli perdere la grande quantità di sale che vi e stato apportato per la conservazione.





Ma ecco che l’olio, rigorosamente extra vergine di oliva della Contrada Strasatto, è già caldo abbastanza, per la frittura, dopo aver infarinato il pesce viene fatto friggere finché non assuma una media doratura poi man mano posto in un contenitore dove nel fondo vi è un tovagliolo per assorbire l’olio in eccesso.

E’ ora il turno di preparare le uova anche queste di assoluta genuinità date dalle galline dell’aia campagnola di famiglia, dopo averle battute quanto basta ed aggiunto il sale  un po di pepe si unisce una parte di farina di rimacino. Quando ben amalgamata la “pastetta” la massaia vi inzuppa i Vrocculi e i Carduna per poi quando l’olio e caldo li butta dentro

per friggerli. Anch’essi verranno man mano messi in una pirofila con dei tovaglioli assorbenti.

                                       
E’ quasi pronta la prima portata di fritture viene affiancato “u pumaroru siccu”, preparato la sera precedente dato che questo risulta essere di un sapore più completo 24 ore dopo la cottura.









L’orologio ha segnato il tempo sono le 19,30 e’ ora di preparare “u cunigghiu” (il coniglio), selvaggina proveniente dalla caccia stagionale appena conclusasi a Grisì.

Infatti i colli nei dintorni di Grisì sono mediamente popolati dal coniglio selvatico.











La ricetta sarà Coniglio alla cacciatora! Due conigli tagliati a pezzi la massaia li ha posti in un tegame a base larga e fondo spesso ha aggiunto dell’olio ed a fiamma lenta,







viene fatto rosolare avendo cura di mescolarlo una volta in più, non manca l’aggiunta di sale e qualche leggero pizzico di rosmarino che quando  rosolato,







poi viene fatto evaporare del vino bianco I.G.T. in questo caso un catarratto da coltivazione biologica del territorio Monrealese e  Grisì.





Restano da aggiungere la fecola di patate e l’aggiunta di qualche cucchiaiata di pomodori pelati provenienti dalle conserve di famiglia fatte a tempo debito quando nell’orto di famiglia i pomodori non mancavano;

l’ultima fase di cottura, sapientemente, la massaia la fa con il coperchio dando i giusti momenti di mescolamento.




Nel frattempo vicino al fuoco di un vecchio camino gira il pollo che il capo famiglia sapientemente ha voluto crescere e poi preparare. E quando ancora erano le ore 3.00 del pomeriggio mise in moto il girarrosto che solo in questa occasione viene utilizzato “a vigilia ri Natali”.


Una cottura lentissima data dal calore “ri zuccareddi”( ceppi di vite) dove tra una giocata con le carte siciliane ed una spennellata con un rametto di rosmarino bagnando con un pinzimonio fatto di solo e limone tanto in tanto danno al pollo un sapore forte ma nello stesso tempo testimone della genuinità.

E pronta la tavola pronti sono i piatti : o “baccalaru” viene dato sopra uno strato di marmellata di fico ( confettura anch’essa preparata in casa sapientemente congelata subito appena finita conservando così tutti i profumi della sua freschezza).



A decoro un rametto di fiori di Finocchetto selvatico ed una chiocciola di pancetta , non devono mancare “i pumaroru sicchi” completano il piatto un crissino di grano duro con sesamo.








Lo stesso per chi vuole optare per “i carduna” e “i vrocculi”.











Finiranno di bandire la tavola


Il coniglio alla cacciatora accompagnato dalla salsina di cottura con il decoro del fiore di finocchetto selvatico.












La tavola è colma, i commensali in armonia si complimentano per il preparato si augurano che il Natale possa portare fortuna per il raccolto del futuro anno e con un brindisi fatto con uno spumante brut rigrosamante prodotto in Sicilia e precisamene dell’etna si augura un buon appetito.









Non devono mancare i formaggi locali con la tipica "Sasizza sicca" ( salsiccia essiccata cruda nelle tradizionali canne)



Come anche per il pomodoro fritto prima seccatto al sole di Sicilia e condito con un preparato di mollica olio di oliva e prezzemolo, sale.

 Buon appetito.





domenica 14 novembre 2010

Grisì, e' tempo di Fico D'india! o meglio, Scuzzulati.

La pianta di fico d'india originaria del Messico venne introdotta nel mediterraneo ai tempi degli esploratori quali Cristoforo Colombo.
La pianta ha trovato un abitat ideale in Italia specialmente nei paesi più a sud fra i quali principalmente in Sicilia.
Il proliferasi delle piantaggioni oltre che dai coltivatori fu agevolato dagli uccelli che mangiandone i frutti disperdevano i semi in diversi punti.
Tradizionalmente come ancora ora il Fico D'india  o Ficodindia è un ottima colazione per gli agricoltori Siciliani che nelle prime ore mattutine, quando ancora fredde dalle basse temperature della notte, ne assaporano il grado zuccherino che rilasciano al palato.
L'usanza del farne uso a colazione nasce anticamente quando i proprietari delle vigne durante la vendemmia, periodo in cui il fico d'india matura, lo offrivano ai vendemmiatori con lo scopo di saziarli così che non mangiassero troppa uva durante la raccolta.
Il fico d'india è un frutto che contiene un alto tasso di vitamina C.

Il lettore potrebbe dire ma se il frutto matura a settembre durante la vendemmia perché se ne parla in Novembre?

Bene già dal titolo se ne può trarre la risposta. Infatti a Grisì come in altre località nel periodo prima dell'invaiatura del fico d'india ogni singolo coltivatore se vuole decide di far cadere a terra tutti  i frutti. Con questo metodo, (scuzzulati), la pianta a sua volta produrrà ancora altri frutti ritardandone la crescita che si protrae sino a novembre divenendo più grossi e saporiti.
Sappiamo che nella buccia questi sono ricoperti di sottilissime e dolorose spine , Vediamo nella sequenza di foto come procedere a sbucciarle senza procurarsi punzonature.   

 La prima cosa da fare è metterle sotto acqua corrente per qualche minuto e poi riporle in un piatto.


dopo averle fermate con una forchetta......


 ne vengono tagliate le estremità....


Si pratica un taglio trasversale facendo attenzione a non intaccare la polpa interna....



Viene così aperta la buccia sempre con l'ausilio del coltello....


ovviamente da tutte e due i lati...



 ed ecco pronta la fico d'india sbucciata senza essere stata toccata con le dita e senza essersi spinati.



sabato 23 ottobre 2010

Grisì, la pasta di mandorle, le formine e la frutta martorana.

Quando vicini all'inoltrarsi del mese di Novembre;
   a Grisì  si comincia a pensare anche alla preparazione della pasta di mandorle tradizione oramai diffusa in tutta la Sicilia attuata in occasione della ricorrenza della commemorazione dei defunti "i morti".
Questa una tradizione originata tanti anni fa da un convento nei pressi di Palermo dalle quali la pasta ne ha preso il nome "Martorana".
Le  suore di clausura preparavano dei dolci di marzapane per la commemorazione dei defunti, dandovi la forma di frutta e verdure da  farla sembrare vera. 
 La pasta di mandorle si prepara con mandorle finemente triturate unite allo zucchero così detto palpabile e aggiunta di miele. L'impasto viene amalgamato con albume d'uovo ed aromatizzato con fiori d'arancio e vaniglia.
Vi sono due diversi modi di preparazione: se l'impasto si prepara a freddo si ottiene la Pasta di Mandorle;
se si prepara a caldo, a bassa temperatura fino allo scioglimento dello zucchero ottenendo così il Marzapane.
Ingredienti:

1kg di farina di mandorle
1 kg g di zucchero
100 g di glucosio
coloranti per dolci
gomma arabica ( per lucidare)

"Proprio il 2 Novembre cade in Sicilia una ricorrenza che ha un valore culturale e rituale del tutto particolare: il giorno dei morti. Nel giorno della solenne commemorazione dei defunti i siciliani sono soliti andare a visitare le tombe dei propri cari defunti,e i cimiteri si riempono così di fiori e persone in preghiera.

Nella notte tra l'1 ed il 2 novembre si racconta infatti che le anime dei morti possano tornare nelle loro case a trovare i propri cari in vita portando ai bambini dei doni.I morti lasciano la loro dimora e scendono in città a rubare ai più ricchi pasticciceri e mercanti doci,vestiti,giocattoli nuovi,con l'intenzione di donarli ai fanciulli loro parenti, che siano stati buoni nell'anno e li abbiano devotamente pregati, c'è chi lascià sui davanzali un cero acceso, per far luce ed accoglierne il passaggio. La festa ha un origine e significato che si collegano certamente ad antichi culti pagani e al banchetto funubre un tempo comune a tutti i popoli indo-europei ,di cui si ha ancora un ricordo nel "consulu siciliano"(era il pranzo che i vicini di casa offrivano), dopo che il defunto era tumulato, ai parenti che avevano trascorso il tempo a vegliarlo.
In questi giorni le città si riempono cosi di fiere e mercati dove è tradizione acquistare i regali e che si svolgono in morte parti della Sicilia.
I regali vengono poi tradizionalmente nascosti in casa e trovati dai bambini, al mattino presto, con una sorta di caccia al tesoro.
Oltre a giocattoli, esiste l'usanza di regalare scarpe nuove tavolta pieni di dolcetti, come i particolari biscotti chiamati ossa di morto e la frutta secca, biscotti e cioccolattini, la frutta di martorana e i pupi di zucchero.
Fonte : Gazzetta del sud "

domenica 27 giugno 2010

Le piante officinali di Grisì. L'asparago del monte Campana.


Asparagus acutifolius - A. albus Fam. Liliaceae.
In dialetto, Sparaciu o Sparaciu jancu.
E una pianta erbacea che è possibbile raccogliere liberamente o Castiddazzu di crescita annuale, perennante caratterizzata da un rizoma sotterraneo da cui emergono i giovani germogli denominati "turioni", di impiego in via primaria culinario per piatti tipici locali e siciliani, a tutti è nota la gustosa "frittata con asparagi".
Le foglie sono piccole, di aspetto  aghiforme, di colore verde chiaro, ma in verità trattasi di rametti trasformati, ed assolventi alla funzione clorofilliana. I fiori sono bianchicci, solitari, emergenti all'ascella dei rametti e di forma campanulata.
L'asparago, sia quello comune che quello bianco, sono specie spontanee abbastanza diffuse alle zone altomontane come nel caso del Monte Campana di Grisì.
 La pianta va raccolta in autunno-inverno.

 A livello officinale ha Proprietà diuretiche, Sedative del cuore e contro l'obesità.
Per la Diuresi: far bollire 40 gr. di radici in 100 ml. di acqua e consumare a piccole dosi durante il giorno; lontano dai pastinon zuccherare.
E' un ottimo sedativo del cuore: far bollire 60 gr. di rizomi in 1 litro di acqua e consumare 3 bicchieri al giorno; il sapore può essere corretto con lo zucchero.
Per ladieta e contro l'obesità: far bollire 60 gr.di radici in 1 litro d'acqua e consumare diverse volte al giorno.
Ha effetto diuretico e fa eliminare i liquidi in eccesso.

Foto di: turioline.it

martedì 20 aprile 2010

I muffuletti di Sicilia nel forno a legna.Grisì!




Una ricetta su come fare i muffuletti di Sicilia.
I Muffuletti detti anche "Facci ri vecchia" perchè dopo cotti assumono una brutta forma come il viso di una vissuta donna di età avanzata appunto una "vecchia".
Sono dei caratterstici panini cotti negli antichi forni di famiglia.



La loro preparazione è molto semplice e veloce infatti: dopo avere impastato la farina con acqua e lievito, appena fatta lievitare, vengono preparati i panetti con le mani in una superfice precedentemente ricoperta di farina e con l'azione delle punte delle dita si allarga la pasta come lo si può notare nella foto.




Appena pronti non resta che, con la pala da pizza, infornare i panetti ed attendere che siano cotti con una certa doratura.
Mentre ancora caldi e appena sfornati vanno conditi con dell'olio exstra vergine di fresca molitura d'oliva e sarde salate oppure delle melenzane grigliate  condite con del pinzimonio e pomodori maturi . 
Non deve mancare l'origano ed un buon bicchiere di vino rosso IGT SICILIA.

lunedì 19 aprile 2010

Il Finocchetto selvatico del Monte Campana Grisì

A tavola questa volta con una contadina ricetta dove viene usato il finocchietto selvatico "u finocchio sarvaggiu".

 Alla genuinità della natura si unisce la semplicità di una ricetta contadina a volte definita povera ma ricca di vitamine come quelle contenute nelle lenticche e nel profumatissimo Finocchetto selvatico "ru Castiddazzu", ru Strasattu, ra Cammuca tutte contrade dell'agro di Grisì.
Marzo, Aprile, Maggio, questi i mesi migliori per trovare i teneri germogli sbucciati dai legni della scorsa stagione che nelle attese giornate di bello si vedono lanciarsi verso l' oramai cielo di colori primaverili, infatti questa pianta riesce a raggiungere anche altezze di quasi due metri.
Ai suoi piedi, nel ceppo, tra la fresca erbetta oramai cresciuta si possono tagliare i nuovi e teneri germogli di finocchetto selvatico che ripulito dai rametti piu esterni si presenta come lo si vede nelle foto riportate.
In questo periodo ogni capo famiglia rientrando dalla faticosa giornata di lavoro tra le vigne non si dispiace di chinarsi ancora una volta per raccogliere questo prodotto naturale (sicuramente incontaminato) che poi verrà usato per preparare almeno una pietanza che abbia come base appunto "u finocchiu sarvaggiu".
Svariate sono oramai le ricette che riportano questa pianta come ingrediente più o meno complicate, Buongiorno Grisì in questo post  cercando di risaltare la semplicita della umile e comune vita  di Grisì vi dascrive una semplice ricetta come segue:
Pochi gli ingredienti da usare e con dosi a discrezione di chi cucina:  Appena in ebollizione l'acqua nella pentola che si userà per la cottura della pasta, vi si buttano, tagliati a pezzetti i rametti più chiari e teneri accompagniati ovviamente anche da quelle che sono le foglie se cosi si possono chiamare visto la loro particolare forma.

Quando ritenuti cotti, ( alcuni bolliscono i finocchetti in un primo momento), non retsa che buttarvi la pasta; il consiglio è quello di usare uno spaghetto rotto a mano in pezzetti di circa 3/4 centimetri preferibilmente pasta di Grano duro di Sicilia .
Nel tempo che la pasta venga cotta si frullano le lenticche che prima erano state cucinate in modo da renderle come una pasta omgenea magari condite con delle carote lesse o anche dei borlotti se si vuole; il sale al palato! 
Non resta che attendere la cottura della pasta che dopo aver tolto una parte dell'oramai brodo, magari filtrandolo, così da recuperare il finocchetto selvatico vi si aggiungo le linticche frullate a piacere in modo da rendere ben colorito il piatto che va servito in tavola dopo aver aggiunto un buon flio d'olio di oliva exstravergine ovviamente proveniente dalle piante coltivate in territorio di Grisì. Ed ecco come si presenta agli occhi dei contadini un bel piatto colmo di Minestra con il finocchetto selvatico di Grisì. 
Non c'e' cosa più soddisfacente di aver mangiato almeno due piatti di questa pasta dopo una giornata di lavoro, in ufficio o in macchina o in ditta in campagna pesante o leggera che sia sapendo che i condimenti vengono da una terra come quella che si puo osservare ed apprezzare trovandosi a Grisì.

sabato 2 gennaio 2010

Il pranzo Biologico, tipico a Grisì per Capodanno.



Buongiorno Grisi,PUÒ non fare a meno di descrivere un pranzo all'insegna del tipico e biologico in questo caso del Capodanno, con i piatti che tradizionalmente si preparano. Chi non mangia bene per il Primo dell'Anno? Specialmente in Italia, Soprattutto in Sicilia.

A Grisi si rispetta ancora la locale tradizione culinaria, infatti, tutti in famiglia si adoperano per la buona riuscita del pranzo di Capodanno. Tanti sono i particolari e dettagli presi in considerazione à cominciare dall'ambiente in cui tutti i commensali prenderanno parte al pranzo, che viene scaldato di buon'ora, con il calore emanato dalla combustione di ceppi di vite vecchia di almeno un  venti anni  chiamati in dialetto locale "i zuccareddi",in una stufa o camino riaccesi per l'occasione, e al momento opportuno, la brace (u luci) servirà per grigliare o arrostire il secondo piatto.
Altro dettaglio importante la tovaglia con la quale si apparecchia la tavola, rigorosamente di colore rosso, ricamata a mano, magari dalla bisnonna, facente parte della dote che si ricevette all'epoca del matrimonio, ricami che si riferiscono al periodo storico in cui sono stati eseguiti, Di immenso valore specialmente affettivo, quindi, utilizzata solo nelle grandi occasioni, come questa.
Gli antipasti vengono preparati con il massimo della cura e delle attenzioni utilizzando

principalmente prodotti tipici provenienti sia dalla privata campagna appena raccolti se di stagione, che sotto forma di conservazione. Il tutto facendo riferimento alle ricette tramandate in generazione in generazione.
Nella foto Un'immagine di Filetti di Melenzane (Milinciani signorine) Rigorosamente coltivate nella terra di famiglia e conservate sotto aceto, con aceto prodotto in casa da vino di uve Catarratto, condite con olio extravergine di oliva e peperoncino a pezzi (Pipareddu).

ecco (L'Alivi nivuri à passuluna) Le olive nere "di grandi dimensioni" (Minni ri Vacca), preparate appena mature e dopo stese ad asciugarsi al sole di ottobre che a Grisi sà essere abbastanza caldo, e poi salate e messe sotto olio extra vergine per poi finire in queste tavole.
Non possono mancare le bruschette di pane, prodotte nel vecchio forno della casa di campagna, condite con gli ultimi pomodorini Raccolti Nelle rimanenti piante (n'cannate) Aggrappate ai tutori di canna che le sostengono in alto fino al tardo dicembre, accompagnate dai formaggi ................