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domenica 27 giugno 2010

Le piante officinali di Grisì. L'asparago del monte Campana.


Asparagus acutifolius - A. albus Fam. Liliaceae.
In dialetto, Sparaciu o Sparaciu jancu.
E una pianta erbacea che è possibbile raccogliere liberamente o Castiddazzu di crescita annuale, perennante caratterizzata da un rizoma sotterraneo da cui emergono i giovani germogli denominati "turioni", di impiego in via primaria culinario per piatti tipici locali e siciliani, a tutti è nota la gustosa "frittata con asparagi".
Le foglie sono piccole, di aspetto  aghiforme, di colore verde chiaro, ma in verità trattasi di rametti trasformati, ed assolventi alla funzione clorofilliana. I fiori sono bianchicci, solitari, emergenti all'ascella dei rametti e di forma campanulata.
L'asparago, sia quello comune che quello bianco, sono specie spontanee abbastanza diffuse alle zone altomontane come nel caso del Monte Campana di Grisì.
 La pianta va raccolta in autunno-inverno.

 A livello officinale ha Proprietà diuretiche, Sedative del cuore e contro l'obesità.
Per la Diuresi: far bollire 40 gr. di radici in 100 ml. di acqua e consumare a piccole dosi durante il giorno; lontano dai pastinon zuccherare.
E' un ottimo sedativo del cuore: far bollire 60 gr. di rizomi in 1 litro di acqua e consumare 3 bicchieri al giorno; il sapore può essere corretto con lo zucchero.
Per ladieta e contro l'obesità: far bollire 60 gr.di radici in 1 litro d'acqua e consumare diverse volte al giorno.
Ha effetto diuretico e fa eliminare i liquidi in eccesso.

Foto di: turioline.it

lunedì 29 marzo 2010

L'antica Masseria Tornamira.Grisì

Tornamira.
Risale all'anno 1639 dal nome Joannis Vine.Tornamira dal latino Joannem Vincentium Tornamira Baronem.
Si racconta che nella masseria Tornamira vi abbia vissuto una Baronessa negli anni successivi quando la divisa venne dotata di una prosperosa masseria edificta intorno all'anno 1644.
Tale data la si legge scolpita in una volta in pietra di un'antico portone di accesso ad un edificio con il tetto crollato da almeno 20 anni.
Ancora in alto alla finestra sovrastante il portone è possibile vedere il fregio di famiglia scolpito in rilievo.


  Si dice che Tornamira è stata una masseria abbastanza popolata come lo dimostra tutto il caseggiato costituente u baghiu (corte), oggi in completo stato di abbandono e dove si possono osservare le possenti mura che in alcune parti risultano ancora resistere alle intemperie.
Al baglio si poteva accedere da due lati sempre tramite due portici uno secondario, dove è rimasto solo uo spezzone del pilastro  portante il portico.
Resiste ancora in piedi il portico principale che osservandolo appena arrivatovi davanti, presenta una geometria lineare e squadrata, Nella sua parte superiore vi è come una pensilina alle quali sopra vi si poggiava una base in marmo costituente il calpestio di un balcone oramai crollato.

La Masseria era anche dotata di un luogo di culto, una cappella di piccole dimensioni che fu oltretutto punto di riferimento per le attività ecclesiastiche della popolazione di Grisì.

Nell' altare centrale si racconta vi era un favoloso dipinto ritraente la Madonna, quest'ultimo negli anni di declino della masseria e della cappella stessa venne derubato da ignoti.
La ceppella purtroppo vittima dell'incuria ed abbandonata a se stessa oggi si presenta in completo ingiustificato stato di abbandono come lo si può osservare nelle foto riportate.








Alcuni particolari dei decori segno che un Tempo la cappella si presentava di modesti accorgimenti.



sabato 20 febbraio 2010

V Secolo.Grisì nella Foresta di Partinico.


La foresta.

Panorama piana di Partinico Golfo di Balestrate e Terrasini

Nel Medioevo  alle spalle di Grisì ( a occidente rispetto a Desisa) vi era una vasta area a sughereti e altre varietà di alberi  chiamata  " u suvararo"  era il Bosco di Partinico!
 Infatti a quell'epoca esso copriva gli attuali territori di Partinico, Trappeto, Balestrate fino ad arrivare ad Alcamo, Camporeale, Grisì, Montelepre, Giardinello.
Si può immagginare guardando l'intera area panoramica della foto sopra riportata, ritraente la piana dei paesi sopra descritti, conpletamente ricoperta di querce di sugheri, lecci, peri selvatici e frassino.
Questa foresta assieme al carnaggio (la cacciaggione), costituivano la ricchezza del Bosco di Partinico e a sua volta dell'Arcivescovado di Monreale in tempi piu recenti (come da beni descritti in un documento del 1524).
Nel 1800 la superfice del bosco era di 2776 salme ed ancora prima nel 1327 si estendeva a 130 kmq circa 5600 salme.
"........ quadam crucem que est in medio vie usque ad vineam presbiteri petr de desisa quam vineam nunc tenet ecclessia montis regalis... et postmodum descendit per eandem serram usque ad falcunarium ubi est quedam via p. quam itur a panhormoad desisam et modicam et postea descendit per eandem viam usque ad flumenjati....."
Ancora prima nel 1182 a conferma dell'esistenza di territi affini a Grisì, si scrive che questa foresta  confina in una collina (kcerrusin o jabal al k'rusìn)  con la divisa "desise" (disisa) e la divisa la "camuca" o la kambuca.
Con il passare delle epoche questa foresta..........

domenica 17 gennaio 2010

Grisì è il "K'rusìn" di cui si parla nel 1327.

..."La finayta di lo fego de Desysa con lo fego de lo Lavaturi e in questo modo incomenza de li serri sotto certe pietre et cala per il ritto et nexi ad certti rovetti sotto de li quali ci è un palmento et di la sindi va a la fontana de la vacante,et de poy cala yuso et va per uun certo limito chi pare pocu et ci e come  uno violo et de la cala et va fino a la via, et poi si mette et va per sotto lo serronello et poi va rittu et nexti a la portella ch e la via chi cala alu lavaturi jusoet poi si mette a li serra serra ......" Qusta un'antica descrizione scritta in basso latino di un documento del 1546 dove veniva delimitato a parole il confine di un determinato limite di un feudo al tempo chiamato "divisa". Queste descrizioni che prendono il nome di toponimo, (conservate negli archivi storici regionali provinciali e locali), ancora oggi  in alcune parti coincidono con i medievali confini, infatti in questo caso di descrizione che interessa naturalmente il territorio di Grisì e nello specifico dell'estesa divisa medievale: la masseria Disisa, che nel secolo scorso viene riportata come Disisa Cassaro.
Essa negli antichi toponimi indicata come "La divisa Desise" dalle desrizioni si apprendeva che era molto vasta e prossima al Grande Bosco di Partinco, inoltre sempre nalla mettà del 1500 l'attuale feudo Strasatto, a sud di Grisì, ne faceva parte. Mentre ad occidente si descrive che confinava con  un'altro feudo detto divisa Hendulcin e il casale Desise quasi certamente si trovava nella parte occidentale della divisa quindi in una posizione del tutto diversa dall'attuale masseria Disisa Di Lorenzo.
Da un altro toponimo della stessa area, e molto antecedente a quello prima accennato risalente al 1327 (epoca araba) si parla di un luogo chiamato Currusyn (in latino) o k'rusìn (in Arabo) sito certamente in stretto rapporto con l'attuale toponimo Grisì.

In seguito Buongiorno Grisì vi parlerà del grandeBosco di Partinico  che è affine a Grisì, di la Kambuca; poi comincerà a raccontarvi del grande guerriero alemanno Asdrubale.

domenica 1 novembre 2009

Grisì nella Valle del Belice.

Buongiorno Grisì tra le ricerche eseguite non può fare a meno di descrivere con un accenno un’altra valle di cui la piccola Grisì e stata considerata facente parte;
 che è la VALLE DEL BELICE (area in rosso nella cartina),famosa purtroppo per il catastrofico terremoto che ha coinvolto l’intera area della Sicilia occidentale questa valle dal punto di vista sismico giace sul segmento centrale della Catena a pieghe e falde, siciliana, che secondo studiosi (Mazzoli et al.,1994) potrebbe essere il risultato post-collisionale della convergenza tra le placche dell’Europa e dell’Africa.


La Valle del Belice era considerata fino al terremoto del 1968 una delle cosiddette “aree asismiche” e di conseguenza urbanizzata con strutture fatiscenti ed edifici incapaci di resistere alle sollecitazioni meccaniche di un terremoto.
Eppure, in passato erano accaduti eventi sismici, riferiti da dati storici di sismi di mediocre entità avevano interessato la Sicilia occidentale ed aprendo la strada al “grande evento”. A partire dal 1259 al 1823 quando un terremoto causò gravi danni a Palermo interessando anche l’area che comprende Grisì, venne danneggiata l’intera costa settentrionale della Sicilia.
Anche a Corleone forti scosse si susseguirono dal 18 al 22 aprile 1845, e, un lungo e molto intenso periodo sismico, da aprile a dicembre 1876, le cui scosse più intense (25 maggio e 10 giugno) furono sentite a Bisacquino,Campofiorito, Roccamena, Piana degli Albanesi, Marineo, Mezzojuso, Prizzi e Palazzo Adriano.

Nel 1968, avvenne l’evento della Valle del Belice.....
......che causò quasi la completa distruzione dei centri abitati di Gibellina, Salaparuta, Montevago, e notevoli danni in numerosi alri centri fino ad arrivare a Grisì.
Solo da questo momento, si considerò la Valle del Belice, come una delle più importanti regioni sismiche della Sicilia occidentale.

Tutto inizia il 15 gennaio 1968 , e si caratterizza da sei principali shock con magnitudo compresa tra 5 e 5.4, materializzando l’evento sismico più forte registrato nella Sicilia occidentale in tempi storici.
Le posizioni epicentrali si distribuirono entro un’area di 550 km 2 .
Oggi a parte i terremoti distruttivi del Belice (1968) e di Palermo (1726, 1940), la sismicità della Sicilia occidentale è caratterizzata da sequenze di eventi con moderata intensità, individuata e delimitata con delle zonazioni sismogenetiche, noi siamo interessati dalla zona del settore più a nord (area di Corleone-Grisì, ZS 77a) e si manifesta con sequenze sismiche di bassa energia.
Facendo riferimento alla cartina che segue troviamo collocati graficamente eventi sismici del nord-ovest di quest’area sono anche ubicati il terremoto del 20 novembre 1954, evento principale del periodo sismico che ha interessato il territorio di Grisì, e quello del 15 gennaio 1956 (Io = V). Altro antecedente evento si è verificato nella zona di Camporeale il 3 dicembre 1909 (Io = V). Più a sud, l’area della Valle del Belice rappresenta il tipico esempio di zona riconosciuta sismica solo in seguito ai terremoti del 1968.


Oggi a distanza di 41 anni diversi paesi coinvolti sono stati dislocati e ricostruiti, altri rifatti sul posto e altri ancora nelle aree più distanti dall’epicentro convivono paradossalmente ancora oggi con famiglie in attesa di avere finanziato il progetto di ricostruzione della propria casa fra cui ne rimane purtroppo protagonista anche Grisì.

Alcuni dati e immagini sono stati rilevati come base di spunto da pubblicazioni di:
-Dipartimento di Scienze Geologiche, Università, Catania
- GNDT c/o Istituto Internazionale di Vulcanologia – CNR, Catania

giovedì 22 ottobre 2009

Grisì suoi paesaggi e la Valle dello Jato.

Anche in questo caso Buongiorno-Grisì ha voluto, con questo argomento, esaltare le peculiarità che circondano
Grisì (frazione di Monreale ); uno dei soli tre centri abitati con , S.Cipirello, S.Giuseppe Jato che ricadono totalmente all’interno del bacino idrografico del Fiume Jato,( la valle dello Jato,area rossa sulla cartina), localizzato nella porzione occidentale della Sicilia settentrionale ed occupa una superficie complessiva di 195 km2.
Il bacino ha una forma allungata in direzione NW – SE

I paesaggi dominanti sono due: uno prevalentemente collinare che caratterizza il bacino dalla sua porzione meridionale (le colline di Camporeale), ove il maggiore rilievo presente è quello di Monte Spezzapignate (610 m s.l.m.), fino alle falde della Dorsale Kumeta ad Est e i monti che costituiscono gli spartiacque orientale e settentrionale; uno prevalentemente montuoso caratterizzato da aspri rilievi, fra i quali spiccano le cime de La Pizzuta (1.333 m s.l.m.), del Monte Maja e Pelavet (1.279 m s.l.m.), del Pizzo della Nespola (1.086 m s.l.m.), del Monte Signora (1.131m s.l.m.origine di sorgenti d'acqua che approvigionano Grisì) e del Monte Matassaro Renna (1.131 m s.l.m.).la restante parte si completa con la piana di Partinico.
Dalle colline di Grisì, si origina fino alla parte terminale dello Jato e vi scorre parallelamente un affluente che , impostandosi con iniziale andamento dendritico su terreni argillosi, poi rettilineo sulle litologie a comportamento marnoso dei Valloni Ciurro Murro e Passarello; in località Pantalina confluisce nello Jato.
La maggior parte del territorio della valle dello jato viene sfruttata per



coltivazioni di vario genere, Mosaici colturali nell’ordine del 63.32%, in diverse parti pari all’ 11.01% le zone adibite a vigneto,ed all’ 0.68% ad oliveto percentuali in cui rientrano le coltivazioni di Grisì.

Geologicamente,Lungo i pendii detritico-argillosi del Monte Jato, in prossimità dei paesi di San
Giuseppe Jato e San Cipirello, in corrispondenza di C.da Traversa alle pendici diMonte Pagnocco, C.da Feotto, C.da Perciana, C.da TornamilloRoano, nelle
pendici settentrionali di Cozzo Salto (Camporeale), C.da Percianotta, C.da Pernice,

C.da Iannuzzi – Cozzo Muffoletto, Monte Fanuso, nelle pendici settentrionali di Monte Castellaccio (Grisì), nelle pendici meridionali del Monte della Fiera, c.daLavatorello, c.da Casale, c.da Bottino-Ferricini, cozzo Belliemi, Masseria Jato, Case Vaccaio, Mulino Giambascio, si osservano dissesti diffusi rappresentati da
deformazioni lente, più o meno superficiali, di cui allo stato attuale soltanto alcuni mostrano segni di attività.

I Territori comunali che comprendono il bacino dello jato sono: Balestrate (foce), Camporeale,Partinico, Piana degliAlbanesi, S.Cipirello, S.Giuseppe Jato il Comune di Monreale presente oltre che con un vasto territorio, anche con il cetro abitato di  Grisì, esso ha una superficie di 106.96 Kmq è quello che occupa la maggiore superficie comunale all’interno del bacino del Fiume Jato.
La morfologia del territorio è molto varia, in quanto sotto la giurisdizione del comune di Monreale ricadono:
aree montuose (M. della Fiera, Pizzo Nespola, Pizzo Mirabella, Cozzo Fratantoni, M. della Signora, La Pizzuta e M. Pagnocco - M Jato) caratterizzate da rilievi carbonatici (Unità Imeresi e Trapanesi) che raggiungono e superano i 1000 metri di altitudine, con morfologia aspra ed accidentata.
aree collinari e subpianeggianti costituite da termini litologici plastici quali le argille, le marne e la porzione pelitico-sabbiosa dei conglomerati delle formazioni del complesso argilloso.

Nel territorio nell’ambito dei 49 dissesti censiti, sono stateindividuate 3 classi di pericolosità.
In prossimità del centro abitato di Grisì, in corrispondenza di due impluvi a sud del
nucleo abitato, sono state delimitate due aree a franosità diffusa (043-6MO-0036,043-6MO-0037).











Come havete letto nell'articolo Grisì, s’inerpica sul monte...... vi è l’invaso del Poma, situato ai piedi del monte Castellaccio nell’alta valle del fiume Jato in località C./da  Lazzarola, esso sbarra il fiume jato a circa 14 Km dalla foce sottendendo un bacino imbrifero di circa 164 km2 .

Lo sbarramento è costituito da una diga, del tipo in terra zonata con nucleo centrale di ritenuta inclinato: ha un’altezza massima di ritenuta pari a 53m ed il coronamento ha uno sviluppo di 375,5 m ed una quota di 199 m s.l.m..
L’invaso ha una capacità totale di circa 68 Mm3, ed una capacità utile di circa 68Mm3 con livello a quota 195,60 m s.l.m..
- uno scarico di superficie, costituito da due gallerie indipendenti aventi diametro variabile (min. 6,00 m) con imbocco a quota 189,60 m s.l.m.regolato da due paratoie a settore di altezza h = 4 + 2 m e larghezza B =
13,00 m
- uno scarico di fondo realizzato in modo da consentire con il battente massimo il deflusso di una portata massima di 220 m3/s.
Oggi quest'opera artificiale si integra perfettamente con il luogo dove è ubicata presentando una suggestiva senzazione di benessere per chi ne osserva la sua vastità nel 1994 l'area è stata individuata come Oasi di protezione e rifugio della fauna con decreto assessoriale Regione Sicila.

Tratto dal Piano per l’Assetto Idrogeologico P.A.I. avviato, dalla Regione Siciliana,"RELAZIONE ANNO 2005".

domenica 18 ottobre 2009

Grisì, s’inerpica sul monte Campana o Castellaccio ai cui piedi nel lato opposto si trova il lago Poma.

E proprio vicino a Grisì l'incontaminato lago recentemente diventato famoso perché, trampolieri, cicogne ed altri esemplari della fauna aviaria di passo ,affollano il lago verso la fine di settembre.

IL Lago Poma è un lago artificiale situato a circa 8 chilometri da Grisì, realizzato mediante la costruzione di una diga sul fiume Jato, in un una zona ricca di acqua nella quale in passato erano presenti mulini e impianti per la lavorazione della canapa e del lino, di cui esistono ancora oggi tracce in diverse zone.
L'Invaso ricadente nel territorio dei Comuni di Partinico, Monreale eSan Giuseppe Jato fu costruito dal 1963 al 1968 e dato in gestione all'E.S.A. ha una superficie di 163,6 ettari ed una capacità di 72,5 milioni di metri cubi di acqua. E’ in questo periodo uno dei più grandi invasi in Sicilia, esso consente l'irrigazione di circa 9000 ettari di terreno coltivato della piana di Partinico, e contribuisce inoltre all'approvvigionamento potabile della città di Palermo e di alcuni paesi della fascia costiera .

Nasce nei primi anni 60, dopo una lunga serie di lotte capeggiate dallo scrittore e sociologo Danilo Dolci.

Nel 1994 l'area è stata individuata come Oasi di protezione e rifugio della fauna con decreto assessoriale e con la finalità di favorire e promuovere la conservazione, la protezione, il rifugio, la sosta e l'irradiamento naturale della fauna selvatica. L'area così individuata ha una superficie di 580 ettari ed è gestita dalla ripartizione faunistico-venatoria di Palermo.
Vige il divieto di caccia è sottoposto a protezione, è precluso all’esercizio venatorio da qui la definizione d’Oasi di protezione e rifugio della fauna selvatica.........